WhatsApp Business API: cos'è, quanto costa e come collegarla al CRM
Con la WhatsApp Business API il gestionale o il CRM manda da solo promemoria, conferme e avvisi, e riceve le risposte nella scheda del cliente. Regole e costi.
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- Promemoria
- modello utility fuori dalle 24 ore: si paga
- Conferma
- risposta libera entro le 24 ore: non si paga
La WhatsApp Business API, per Meta oggi WhatsApp Business Platform, è WhatsApp usato da un programma. I messaggi che l'azienda manda per prima usano modelli approvati da Meta e, dal 1° luglio 2025, si pagano uno per uno alla consegna; le risposte libere entro 24 ore dall'ultimo messaggio del cliente no. Serve il consenso della persona.
Il promemoria dell'appuntamento che arriva il giorno prima, la conferma d'ordine con il numero di spedizione, l'avviso che la revisione dell'auto scade il mese prossimo: sono messaggi brevi, sempre uguali, che un'azienda manda a decine o a centinaia.
Finché sono pochi si mandano a mano dal telefono dell'ufficio. Quando devono partire da soli, dal gestionale o dal CRM, serve la WhatsApp Business API. I dati di questa guida sono verificati al 23 settembre 2026.
App WhatsApp Business o WhatsApp Business API: cosa cambia
L'app WhatsApp Business serve a una persona che scrive ai clienti; la WhatsApp Business API serve a un programma che scrive al posto suo. Con l'app ogni messaggio lo compone qualcuno, e le richieste restano sul telefono: se chi le ha lette è in ferie, aspettano il suo ritorno.
La piattaforma invece non ha una schermata sua. È un'interfaccia a cui si collega un software: il CRM, il gestionale o la casella condivisa di un fornitore. Oggi esiste solo la Cloud API ospitata da Meta, perché la versione da installare sui propri server non è più supportata dal 23 ottobre 2025.
| App WhatsApp Business | WhatsApp Business API | |
|---|---|---|
| Chi scrive | Una persona, a mano | Un programma, o un operatore da un'interfaccia collegata |
| Gestionale e CRM | Non si collegano | Si collegano: è lo scopo |
| Primo messaggio al cliente | Testo libero | Solo modelli approvati da Meta |
| Costo dei messaggi | Nessun costo per le normali conversazioni | A messaggio a modello consegnato |
Come si attiva: direttamente con Meta o con un fornitore
Alla WhatsApp Business API si arriva in due modi: collegando il proprio software direttamente alla Cloud API di Meta, oppure passando da un fornitore, un BSP (Business Solution Provider). In entrambi i casi servono un portafoglio business su Meta e un numero di telefono; la verifica dell'azienda non è obbligatoria per partire, ma alza i limiti di invio.
Nella pagina sui partner Meta distingue i Solution Partner, che possono fatturarti direttamente l'uso della piattaforma, dai Tech Provider, che fanno lo stesso lavoro tecnico ma lasciano la fatturazione dei messaggi a Meta.
Un fornitore conviene quando ti serve soprattutto una casella condivisa in cui più persone rispondono ai clienti: se è tutto quello che ti serve, un'integrazione su misura è di troppo, e te lo diciamo.
Il collegamento diretto conviene quando i messaggi nascono da eventi del gestionale o del CRM e le risposte devono tornare lì. Prima di firmare con un fornitore, controlla se fa pagare le postazioni degli operatori, se aggiunge un ricarico ai messaggi e cosa succede al numero se un giorno cambi.
Modelli approvati e finestra di 24 ore
Un'azienda può scrivere liberamente a un cliente solo nelle 24 ore successive all'ultimo messaggio di quel cliente; fuori da questa finestra può mandare soltanto messaggi a modello, approvati prima da Meta. La finestra si riapre ogni volta che il cliente scrive.
Un modello è un testo fisso con alcune parti variabili, come il nome, la data o il numero d'ordine.
Secondo la documentazione dei modelli ognuno va in una di tre categorie: utility, per i messaggi legati a un'azione o a una richiesta del cliente (conferme d'ordine, avvisi di spedizione, promemoria di pagamento); marketing, per tutto ciò che promuove; autenticazione, per i codici di accesso. Un esempio di modello utility:
Buongiorno {{nome}}, le ricordiamo l'appuntamento di {{giorno}} alle {{ora}} in {{indirizzo}}. Se non può venire, risponda a questo messaggio e lo spostiamo.
Basta aggiungere "e se prenota entro il mese, il cambio gomme è scontato" perché diventi marketing: nelle regole sulle categorie un messaggio di servizio con una promozione dentro è marketing, e si paga come tale. Lo stesso vale per un modello che spinge a rinnovare.
Meta ricontrolla le categorie anche dopo l'approvazione e può spostare un modello da utility a marketing; per chiedere una revisione ci sono 60 giorni.
Un'eccezione alla finestra: se il cliente ti scrive dopo aver cliccato un annuncio che apre una chat WhatsApp e tu rispondi entro 24 ore, per le 72 ore successive puoi mandargli qualunque messaggio senza costi.
Quanto costa la WhatsApp Business API nel 2026
Dal 1° luglio 2025 Meta fa pagare ogni messaggio a modello consegnato; il prezzo dipende dalla categoria e da chi lo riceve.
Secondo la pagina dei prezzi della piattaforma, i modelli marketing si pagano sempre, i modelli utility solo fuori dalla finestra di 24 ore, i modelli di autenticazione hanno una tariffa propria e le risposte libere dentro la finestra non si pagano. Per utility e autenticazione il prezzo scende oltre certe soglie di volume mensile.
| Quando | Messaggio | Costo |
|---|---|---|
| Lun 9:00 | Promemoria tagliando | Si paga |
| Lun 9:40 | Il cliente risponde | Finestra aperta |
| Lun 9:45 | Proposta di orario | Gratis |
| Lun 16:20 | Conferma appuntamento | Gratis |
| Ven 10:00 | Sconto cambio gomme | Si paga |
Le tariffe per Paese stanno in tabelle che Meta pubblica anche in euro, e cambiano spesso: per l'Italia quella dei messaggi marketing è salita dal 1° luglio 2026. Per questo l'esempio qui sotto conta i messaggi: le tariffe vanno prese dalla tabella in vigore.
Un'officina manda 400 promemoria di scadenza al mese, quasi tutti fuori dalla finestra, e due campagne l'anno a 1.500 clienti che hanno dato il consenso.
In media sono 400 messaggi utility, se Meta accetta i promemoria in quella categoria, e 250 marketing al mese, da moltiplicare per le tariffe italiane. Le risposte ai clienti che scrivono per prenotare non costano nulla. A questo si aggiungono il canone del fornitore, se ne usi uno, e il software che manda i messaggi.
Consenso e privacy: cosa chiede Meta e cosa chiede la legge
Meta chiede il consenso (opt-in) prima di scrivere a una persona su WhatsApp. Secondo la pagina sull'opt-in, la richiesta deve dire con chiarezza che la persona accetta di ricevere messaggi e da quale azienda; si può raccogliere su un sito, via SMS, al telefono o su carta, e chi non vuole più una categoria di messaggi va accontentato.
La legge italiana è più precisa sulle comunicazioni commerciali. L'art. 130 del Codice privacy chiede il consenso per le comunicazioni pubblicitarie e di vendita diretta mandate per posta elettronica, fax, SMS, MMS "o di altro tipo". L'eccezione del comma 4 per i propri clienti parla di "coordinate di posta elettronica": se valga anche per WhatsApp è una domanda per il tuo consulente privacy, e nel dubbio si chiede il consenso.
Chi comincia può raggiungere con i modelli al massimo 250 persone diverse ogni 24 ore; secondo la pagina sui limiti di invio la soglia sale a 2.000 verificando l'azienda, o dopo 2.000 messaggi a modello di qualità alta consegnati a persone diverse in 30 giorni, poi cresce da sola fino a sparire.
Qui il consenso conta anche in pratica: se le persone segnalano i messaggi o non li leggono, un modello arrivato al livello più basso viene sospeso per qualche ora e, alla terza volta, disattivato.
Per le aziende europee il fornitore è WhatsApp Ireland Limited, che tratta i dati come responsabile del trattamento secondo i termini sul trattamento dei dati; i sub-responsabili possono trovarsi anche negli Stati Uniti, un punto da riportare nell'informativa con il tuo consulente privacy.
Come si valuta un fornitore su questi punti è nella guida su fornitori software, GDPR e NIS2. Nel messaggio mettiamo il minimo: il promemoria di uno studio medico dice giorno, ora e indirizzo, non la prestazione.
Promemoria, conferme e solleciti: gli usi che funzionano
WhatsApp funziona per messaggi brevi, attesi dal cliente e legati a qualcosa che lo riguarda. Il resto va su altri canali, o non va mandato.
Da evitare
- Le promozioni a chi non ha dato il consenso
- I messaggi con dati delicati: una diagnosi, un contenzioso
- Le comunicazioni che devono avere valore legale, come una diffida, che resta alla PEC
- WhatsApp come unico canale: chi non lo usa riceve l'avviso per email o SMS
Funziona
- Promemoria di appuntamento, da confermare o spostare rispondendo
- Scadenze: una revisione, il rinnovo di un contratto, una visita periodica
- Conferma d'ordine e avviso di spedizione, se il negozio è collegato al gestionale
- Avvisi di pagamento cortesi, con importo e IBAN, come nella sequenza dei solleciti di pagamento
Integrazione WhatsApp nel CRM e nel gestionale
L'integrazione di WhatsApp nel CRM manda il messaggio giusto quando succede qualcosa nel gestionale, e riporta la risposta nella scheda del cliente. Il flusso che costruiamo di solito:
- Succede qualcosa: una scadenza fra trenta giorni, un ordine spedito, una fattura che scade domani.
- Il sistema controlla il consenso: se c'è, parte il modello con i dati del cliente; se non c'è, l'avviso va per email o non parte.
- Tornano gli stati (consegnato, letto, non consegnato). Se il messaggio non arriva, parte l'email.
- La risposta entra nella scheda del cliente, e l'operatore risponde dal CRM entro le 24 ore, senza il telefono aziendale in mano.
- Un registro tiene ogni invio, così lo stesso avviso non parte due volte.
I messaggi vanno dove sta la scheda del cliente: nel CRM se c'è, altrimenti nel gestionale che ha già anagrafiche e scadenze. Un CRM personalizzato conviene quando ci sono consensi da tenere canale per canale, campagne e più persone sullo stesso cliente. Il collegamento tecnico è descritto nelle integrazioni tra software, gli avvisi automatici nell'automazione dei processi aziendali. Per un flusso semplice può bastare uno strumento pronto: vedi n8n, Make, Zapier o sviluppo su misura.
Chatbot su WhatsApp: cosa fa da solo e quando serve una persona
Un chatbot su WhatsApp funziona sulle richieste che si ripetono e hanno la risposta nei dati: orari, stato di un ordine, spostare un appuntamento. Con pulsanti e risposte guidate, spesso non serve nemmeno l'intelligenza artificiale.
L'AI serve quando il cliente scrive come gli viene: capisce la richiesta, la smista e prepara una bozza. Un reclamo, un pagamento contestato o un caso in cui l'AI non è sicura passano a una persona, con la conversazione davanti. Così usiamo l'intelligenza artificiale in azienda.
Due regole da conoscere, dalle condizioni della piattaforma nella versione del 6 marzo 2026:
- la prima vieta ai fornitori di AI di usare WhatsApp quando l'assistente è il servizio principale che vendono, salvo verso i numeri dell'Area economica europea o del Brasile; non riguarda un assistente che risponde su ordini e appuntamenti della tua azienda, dove l'AI è accessoria;
- la seconda vieta di usare i dati delle conversazioni per addestrare modelli di intelligenza artificiale: noi non lo facciamo con nessun dato dei clienti.
Le scadenze di un centro assistenza auto
È un'esperienza del nostro gruppo: per un centro assistenza auto le persone di Automatia hanno costruito uno scadenzario dei veicoli dei clienti: revisione, tagliando, gomme, bollo e assicurazione. Gli avvisi partono via email, SMS e WhatsApp Business attraverso un unico fornitore, con modelli approvati da Meta, e i consensi sono registrati canale per canale. Un'elaborazione giornaliera controlla le scadenze in arrivo e non manda mai due volte lo stesso avviso.
Prima di scrivere il primo modello chiariamo sempre tre casi: l'avviso che non arriva, il cliente che cambia numero, la risposta di chi vuole prenotare. Lasciati a sé, sono i punti in cui un invio automatico crea più lavoro di quanto ne tolga.
Domande frequenti
Posso usare con la API lo stesso numero che ho sull'app WhatsApp Business?
Sì, con la funzione che Meta chiama coexistence: lo stesso numero lavora sull'app e sulla piattaforma, e si possono sincronizzare le chat degli ultimi sei mesi. Si attiva attraverso un fornitore abilitato. Sull'app alcune cose cambiano: non si creano più liste broadcast e i messaggi effimeri si disattivano; chiamate e gruppi restano sull'app, ma la piattaforma non li vede. In alternativa si usa un numero nuovo, dedicato alla piattaforma.
Quanto tempo serve per far approvare un modello di messaggio?
Meta controlla ogni modello quando viene creato e a ogni modifica, e la revisione può richiedere fino a 24 ore. Un modello respinto si corregge e si ripresenta. Conviene preparare i modelli insieme all'integrazione, non il giorno in cui servono.
Posso mandare una promozione su WhatsApp a tutti i contatti della rubrica?
No, se quei contatti non hanno dato il consenso a ricevere messaggi dalla tua azienda: lo chiedono sia Meta sia l'art. 130 del Codice privacy. C'è anche un limite tecnico: all'inizio i messaggi fuori dalla finestra di 24 ore raggiungono al massimo 250 persone diverse ogni 24 ore.
Serve per forza un fornitore o si può andare direttamente da Meta?
Si può andare direttamente: la Cloud API è aperta a chi sviluppa il proprio collegamento, e i messaggi li fattura Meta. Un fornitore serve se vuoi una casella condivisa pronta per gli operatori o una fattura unica. Dopo l'analisi scriviamo quale strada consigliamo e perché.
Il costo cresce con il numero di operatori che rispondono su WhatsApp?
Da parte di Meta no: si pagano i messaggi a modello consegnati, non le persone che rispondono. Un fornitore può avere un listino suo, anche per operatore, da leggere prima di firmare. Se le conversazioni stanno in un CRM su misura, il costo si concorda sul progetto, non per operatore.
Cosa succede se il cliente risponde dopo tre giorni?
Il suo messaggio apre una nuova finestra di 24 ore: dentro puoi rispondere con testo libero, e quei messaggi non si pagano. Se rispondi quando anche questa finestra si è chiusa, serve di nuovo un modello approvato.
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